PREMESSE E OBIETTIVI

La prima coltivazione del tabacco Kentucky nei due distretti della Valtiberina e Valdichiana risale alla seconda metà del 19° secolo, infatti in precedenza nel Granducato non vi era coltivazione di tabacco.
Come ogni comparto produttivo anche il Kentucky ha vissuto fasi alterne: dalla rapida e notevole diffusione dei primi decenni, alla contrazione del secondo dopoguerra in concomitanza dell’affermazione del consumo di sigarette, fino alla storia recente con la generale contrazione della produzione dei tabacchi in Europa, per soppressione dei sussidi comunitari, cha ha solo marginalmente interessato il Kentucky, a differenza di altri tabacchi.
Oggi, tuttavia, occorre operare per garantire sostenibilità alla produzione. Alcune fitopatie condizionano la qualità della produzione e in particolare della fascia, foglie destinate ad avvolgere il sigaro.
All’orizzonte inoltre emergono ulteriori priorità collegate all’Agenda Verde Europea come la conservazione della fertilità dei suoli, il risparmio di acqua, il corretto uso e distribuzione di fitofarmaci.
Nel complesso il sistema tabacco, così come altri settori dell’agricoltura moderna, ha perso quella resilienza tipica dei sistemi naturali equilibrati che permetteva la costanza dei risultati produttivi e quindi economici, svincolando i risultati dell’imprenditore da, a volte anche minime, variazioni delle condizioni climatiche stagionali o dall’improvvisa comparsa di agenti di malattie dovuti a squilibri o semplificazioni della microflora del suolo. La possibilità di fermare tale fenomeno è oggi possibile senza alterare le condizioni economiche delle imprese.
Il progetto proposto, basandosi su nuove acquisizioni, ormai quasi mature, può raggiungere quest’obiettivo. Nel 2014, per il gruppo varietale 4, gli ettari coltivati sono stati 1079 raggruppati in pochi areali omogenei. Questa struttura della produzione può aiutare a rendere efficace la diffusione delle innovazioni applicate nel corso del progetto. I miglioramenti in un areale omogeneo possono essere facilmente monitorati sia in termini di numero di ettari su cui possono essere adottate le innovazioni, sia attraverso la misura delle variazioni dei parametri inerenti le caratteristiche agronomiche dei suoli che indicano il miglioramento dell’impatto della coltura sia in termini ambientali (risparmio di risorse) sia economici (riduzione dei costi). Nel caso specifico l’indice di adozione delle innovazioni confrontato con altri simili (Innovazione in agricoltura – INEA 2012) potrebbe essere facilmente tra il 10 e il 15% all’anno in relazione anche alle caratteristiche del partenariato proponente che è formato da soli partner completamente interni al settore.
Detto ciò è chiaro che le percentuali di adozione saranno superiori laddove c’è semplicemente da sostituire un mezzo tecnico con un altro (lotta alle fitopatie e ai fitofagi o il diserbo), mentre sarà inferiore per le adozioni tecniche che prevedono nuove tecniche agronomiche.
Nel breve periodo il metodo di verifica del raggiungimento degli obiettivi passerà attraverso:
  • il confronto dei risultati ottenuti dai singoli partner, in modo da misurare, in progress, l’efficacia dei nuovi itinerari tecnici (su base trimestrale)
  • le relazioni parziali di attività in progress e relazioni finali (su base semestrale)
  • gli incontri regolari tra i partner per discutere gli aspetti critici, pianificare la risoluzione delle criticità e definire il prosieguo delle azioni.
Gli obiettivi saranno:
  1. la conservazione/miglioramento della qualità dei suoli attraverso apporti di sostanza organica da compost e da sovesci, con ricadute sulla capacità di nutrire le piante, sulla ritenzione idrica, sul controllo delle malerbe, sulla biodiversità della componente microbica, sul fabbisogno di fertilizzanti chimici di sintesi;
  2. l’introduzione di formulati con profili tossicologici e residuali di minore impatto ambientale per il controllo di avversità biotiche quali batteri e malerbe;
  3. la riduzione del numero di interventi con insetticidi di sintesi per la difesa dalla pulce (Epitrix hirtipennis) attraverso l’impiego di piante spia e/o attrattive.
Ogni azione e obiettivo avrà un pool di indicatori
Gli obiettivi saranno monitorati attraverso caratteristiche misurabili.
In particolare, per l’obiettivo 1 ci si prefigge di:
  1. garantire che il bilancio di sostanza organica sia in pareggio,
  2. incrementare la fertilità generale dei suoli,
  3. Milk
  4. aumentare il contenuto idrico del suolo e dell’acqua disponibile,
  5. promuovere un uso più efficiente dei nutrienti,
  6. verificare l’effetto delle cover crops sul controllo delle infestanti.
La bontà della nuova tecnica sarà valutata in termini di incremento e/o impatto su misurazioni dei parametri relativi alle caratteristiche del suolo ed in termini di riduzione ponderale dell’uso dei concimi minerali.
Per l’obiettivo 2 si intende valutare l’efficacia di nuovi formulati:
  1. per il controllo delle batteriosi,
  2. per il controllo delle infestanti.
Sarà semplicemente misurata l’efficacia e l’eventuale riduzione ponderale per ettaro dell’uso di molecole di sintesi.
Infine, nell’ambito dell’obiettivo 3 si prevede di promuovere nuove strategie per il controllo della pulce (Epitrix hirtipennis) allo scopo di:
  1. contenerne gli attacchi (misurazione dei livelli di infestazione),
  2. ridurre l’uso di prodotti di sintesi nella pratica colturale.
Le innovazioni proposte sono assolutamente coerenti alla priorità 4 e prevalentemente alla focus area “c”, finalizzandosi alla salvaguardia e al miglioramento della gestione del suolo (uso di compost, miglioramento della fertilità in senso lato etc.), pur trasversali anche alle focus area “a” (salvaguardia e ripristino della biodiversità) e “b” (migliore gestione delle risorse idriche).